Per strada come in galleria:
al Forte a spasso fra le statue

FORTE DEI MARMI - Sculture collocate per le vie a chiedere ancora una volta il giudizio diretto del pubblico; di un pubblico composito che a mano a mano perde la sua struttura cosmopolita e si riduce di dimensioni con le prime avvisaglie di un autunno pigramente investito a calare la tela sullo spettacolo estivo. L'iniziativa artistica si ripete da qualche anno con un certo successo poiché, tra l'altro, riesce a interessare anche chi nel chiuso di una galleria non ci andrebbe mai. E Forte dei Marmi queste cose le fa anche a cavallo delle due stagioni come a cercare ancora una variante alle attrattive offerte al turismo nazional-straniero, agli ospiti che continuano per tradizionale simpatia ad affollare la quieta appendice alla stagione ruggente. Andrea Del Guercio che ha curato le scelte e la disposizione delle sculture, cosi come ha fatto per le mostre a questa contemporanee nella Galleria d'arte moderna (dove si è conclusa or non è molto una ricca stagione espositiva che ha visto in primissimo piano una misurata rassegna di « Frammenti di cultura visiva - Forte dei Marmi 1880/1940' ricca di intenzioni e di suggestive riproposte, e una ottima rappresentazione di forze giovanili toscane arricchita dalle foto di Yulla e dall'Exorde di Antonio Brigandì) ha anche cominciato a realizzare un programma interessante di inserimento permanente dell'opera d'arte plastica nel tessuto della città. La "Panchina dell'incontro" - Omaggio a Montale», semplice nella struttura ma carica di simboli come è nella tradizione della scultrice Rosalda Gilardi che ne è l'autrice, e la "stele" di Ugo Guidi quasi alle soglie di Vittoria Apuana sono i primi documenti certi dell'ambizioso e difficile progetto.
Sono tuttavia queste certezze a far da segnalibro per la rilettura di fine stagione dei passi destinati a «fare storia» fra le iniziative versiliesi, troppo affollate nel pieno dell'estate e che poi si sciolgono alle prime pioggerelle di settembre lasciando labili tracce di sé nei consuntivi rituali.
Queste due mostre all'aperto realizzate da Del Guercio sono state improntate alla chiarezza per una lettura agevole incentrandosi su rassegne monografiche e non più spandendosi in collettive fuorvianti per la diversità degli stili e dei linguaggi. Gli operatori prescelti sono stati Andrea Grassi, che ha esposto in via Barsanti alcuni lavori datati dal'65 ad oggi, e Ilio Orsetti che ha limitato gli interventi al periodo '65- '78, in via Pascoli.
Grassi è scultore di sicure qualità, e tra le tante non ultima è la capacità di mestiere che nella pietra vuoi farsi sentire. Ama esprimersi con un linguaggio figurale che riesce a condurre al limite dell'astrazione giocando attraverso sfumature di grande suggestione o, a seconda della materia impiegata, con impennate "rustiche" atte a mettere in evidenza la macerazione naturale delle superfici e il "tessuto" della pietra plurimillenaria. E' nato a Massa e divide il soggiorno tra Camaiore e New York. Delle impennate fa parte Citadel, una scultura in pietra tufo alta due metri e mezzo che, fra le opere esposte, è la più appariscente ma anche la più genuina e vigorosa.
Ilio Orsetti, insegnante d'accademia, ricerca in un primitivo formale l'espressione di quegli stati d'animo nei quali più apertamente l'uomo manifesta le sue paure ancestrali. E l'artista sembra partecipare intensamente a quel rituale che esaspera gli atteggiamenti e anche i termini dei drammi che da sempre coinvolgono l'umano: e di volta in volta rischia l'eccesso esponendosi a una teatralità caricata e pertanto non necessaria.
Il pubblico ha mostrato interesse per queste cose. Ancora oggi, agli sgoccioli di una parata di forme, si ricordano nomi di autori e si fanno confronti (mi piace a questo punto citare, per contrapposizione con la scultura di Orsetti, i gessi patinati di Daniele Benvenuto, un giovane accolto nella rassegna della Galleria d'arte moderna) come a giudicare della validità di un impegno culturale destinato a far breccia, lentamente nelle abitudini pigrissime dei nativi e degli ospiti, nella coltivazione degli interessi d'arte.
Anzi, quando le giornate di sole sono tornate a splendere sulla costa ormai solitària e sulle sculture finalmente accreditate dello spazio e del silenzio necessari al godimento dei loro valori estetici, sono stati i versiliesi — fortemarmini in particolare — a inserirsi nel colloquio diretto che fornisce alle iniziative del comune una forte carica promozionale.


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